Marco Battaglia

 

Organologia:
chitarre nell' 800


 

 

CHITARRE NELL’OTTOCENTO

 

GIOVANNI BATTISTA FABRICATORE, NAPOLI 1807

GENNARO FABRICATORE, NAPOLI 1821 (chitarra appartenuta a Giuseppe Mazzini)

LUIGI FILANO, NAPOLI 1834

ANTONIO MONZINO, MILANO 1830/50 C., MODELLO “LEGNANI-STAUFER”

C. ROUDHLOFF, PARIGI 1810 C. (“TERZINA”)

SCUOLA DI MIRECOURT (VOSGI, FRANCIA), 1840 C.

 

 

Gli strumenti descritti in queste pagine e che possono essere mostrati e utilizzati in concerto, rappresentano esemplari rari e sempre unici nel loro genere.

Partiamo da lontano. Si legga quanto scrisse a Vienna un giornale, la Allgemeine Musikalische Zeitung, il 4 novembre 1807.“ Tra i numerosissimi chitarristi in circolazione un certo Giuliani sta riscuotendo grande successo, persino creando sensazione sia per le sue composizioni che per il suo modo di suonare. Egli realmente tocca la chitarra con grazia, abilità e potenza inusuali.”

E’ la prima notizia sul chitarrista a Vienna riportata dalla stampa. Inoltre un biografo parzialmente attendibile di Giuliani è Filippo Isnardi che così scrisse sull’Omnibus, foglio periodico (IV / 3) edito a Napoli, sabato 30 aprile 1836: “Nacque Mauro Giuliani in Barletta” (mentre, in realtà, nacque a Bisceglie) “Provincia di Bari nel 1781. Studiò in patria e amò sommamente le belle arti e specialmente la musica. Appreso il contrappunto, in età di 16 anni compose una Messa che gli fece molto onore. A 18 anni, l’ardente desiderio di meglio istruirsi lo trasse a viaggiare. In Vienna si perfezionò nel contrappunto, nel suono del violoncello e soprattutto della Chitarra, alla quale interamente si diede. Illustrò l’invenzione della sesta corda fatta dal Maestro Fabbricatorello in Napoli.” (mio grassetto)

  Considerando quest’ultima frase si noti che il Fabbricatorello non può essere altri che Gennaro o proprio Giovanni Battista Fabricatore (o Fabbricatore) (1745 ca. - dopo 1824), il grande liutaio che si firmava, sulle etichette dei propri strumenti, accorciando il nome ovvero stampando Gio. per Giovanni e, a volte, Fabbric:llo per Fabbricatore (llo).

 
L’etichetta della prima chitarra che desideriamo presentare reca proprio la dicitura “Gio: Battista Fabricatore / fecit Neapoli 1807. / in S. M. dell’Ajuto / Num.° 32.”: è strumento di assai pregevole fattura e possiede, come particolare notevole, una impiallacciatura del manico in cui si alternano l’ebano e l’avorio: un lavoro di alto artigianato artistico. La celebre scuola di liuteria della città partenopea a cavallo tra Sette e Ottocento produsse chitarre accomunate da caratteristiche simili, come, ad esempio, un certo tipo di “otto” della cassa armonica piuttosto accentuatamente asimmetrico o le più o meno sobrie e sempre eleganti decorazioni del piano.

 

La famiglia Fabricatore in particolare fu assai prolifica: il figlio di Giovanni Battista, Gennaro (I) (1770 ca. - 1844 ca.) è l’autore, tra l’altro, della chitarra appartenuta a Giuseppe Mazzini e conservata presso il Civico Museo del Risorgimento dell’Istituto Mazziniano di Genova Civico Museo del Risorgimento dell'Istituto Mazziniano di Genova, con la quale ho tenuto i primi concerti in tempi moderni.

Mazzini, come è noto soprattutto agli studiosi, fu buon cultore della Musica e in particolare della chitarra e citò, nelle lettere che spedì alla madre dagli esili svizzeri e inglesi, numerosi compositori per lo strumento prediletto: di questa singolare passione rimangono alcuni cimeli e la “Filosofia della Musica” del 1836. Per lo strumento, restaurato da una mia idea, ho scritto un saggio e sulle manifestazioni sono apparsi più di settanta articoli sui maggiori quotidiani e su riviste specializzate oltre a servizi di televisioni private e della RAI e un’intervista in diretta sul 3° canale radiofonico RAI. La chitarra, che reca etichetta “Gennaro Fabricatore, Napoli, Strada San Giacomo n. 42, 1821”, come si evince dal pregevole Catalogo del Museo curato dal direttore dell’istituzione, Professor Leo Morabito, fu donata nel 1933 da Josephine Shaen, prima figlia di quel William Shaen che fu, oltre che fondatore dell’ "Associazione “Amici d’Italia”, amico e biografo di Mazzini. L’intervento di restauro (definito tecnicamente di “manutenzione straordinaria” mirante al ripristino funzionale), realizzato nel 1997 dal laboratorio di Pio Montanari (Genova), ha messo in luce alcune sorprendenti modifiche all’originale apportate dal liutaio londinese Edwin Richards nel 1880, così come si può notare da una dicitura a matita posta sotto il piano armonico. Questi foderò completamente l’interno della tavola armonica, in abete di fibra molto fitta, procedendo anche alla sostituzione del ponticello, e, a riguardo della tavola, della bordatura, della tastiera sulla medesima e delle “catene” (i listelli di legno che “mantengono” la struttura dello strumento e, a seconda del loro disegno e numero “formano “ il suono), disponendone quattro nuove tutte perpendicolari alla messeria. Il restauro ha conservato le parti originali e le caratteristiche dell’intervento della fine dell’Ottocento, consolidando le strutture sempre in modo reversibile.


 
La chitarra costruita a Napoli nel 1834 nella bottega di Luigi Filano (1780 ca. -1859 ca.) forse figlio di Donato Filano, e dunque uno dei cognomi (o, se vogliamo, delle famiglie) più importanti, con Vinaccia e Fabricatore, della città campana, presenta un “corpo” meno esile rispetto alla Fabricatore del 1807 oltre a un’eccezionale efflorescenza di ebano sul piano armonico e una timbrica di grande proiezione, e costituisce una sorta di “forma-base” che sarà ripresa anche dai liutai di quella che possiamo chiamare la scuola austro-tedesca.

  Frutto della bottega liuteria di Antonio Monzino (forse III) (1779-1872) di Milano, questa chitarra fu concepita probabilmente nel 1830/50 c. sulla base di un modello definito tecnicamente “Legnani-Staufer” perchè il viennese Johann Georg Staufer (1778-1853), i cui strumenti furono utilizzati da Schubert, Mertz e Regondi, concepì le proprie chitarre ispirandosi dichiaratamente ad alcune peculiarità degli strumenti di Luigi Rinaldo Legnani (1790-1877), chitarrista virtuoso e compositore che fu costretto da malattia al ritiro dalle scene e scelse di dedicarsi alla liuteria. Lo strumento ha la possibilità di produrre un colore, un alone timbrico, piuttosto omogeneo e pastoso, che, unitamente all’aumentata tensione delle corde che pare implicitamente chiesta dalla struttura globale, incarna a nostro avviso nel modo più appropriato le atmosfere dell’estetica romantica.

 
 
   

  Segnata con marchio a fuoco C. ROUDHLOFF, questa è una chitarra “terzina” probabilmente costruita a Parigi verso il 1810. Attualmente non abbiamo trovato altri strumenti della famiglia Roudhloff, molto nota specialmente per quanto riguarda gli strumenti di François, con simile indicazione. Particolarmente pregevole il decoro di carattere ancora settecentesco della tastiera e della rosa. Lo strumento possiede timbrica squillante e pungente.
 

 

Presumibilmente prodotto della celebre Scuola di Mirecourt (Vosgi, Francia) e databile intorno al 1840 la chitarra qui riprodotta si fa notare specialmente per l’utilizzo della madreperla nella bordatura del piano armonico, caratteristica degli strumenti di tale Scuola. Inoltre il ponte “sorridente” è tipico degli strumenti francesi, dalla timbrica piuttosto “nasale” come la lingua parlata nel paese di provenienza...


 
 
       
 

Oggi, dunque, avendo la fortuna di studiare gli strumenti originali dell’Ottocento, siamo in condizione di poter apprezzare la loro estetica oltre alle sensibili sfumature espressive, sconosciute agli strumenti “moderni” che ancora oggi sono in grado di produrre queste sorprendenti chitarre.

Marco Battaglia