| Marco Battaglia |
Musicologia |
| LA
CHITARRA NELL’OTTOCENTO
LO STILE DEL “BEL CANTO” ITALIANO GLI STRUMENTI D’EPOCA
Mutando l’estetica musicale, mutarono anche i mezzi di produzione sonora: i chitarristi sentirono tra l’altro l’esigenza di ampliare il registro basso del loro strumento con l’aggiunta almeno della sesta corda e la riduzione dei “cori”, doppi ordini di corde, a corde semplici, anche per poter più chiaramente realizzare la melodia accompagnata. Le proporzioni della cassa armonica, lievemente maggiorate, consentirono inoltre una proiezione sonora che, tra l’altro, permise i primi confronti tra l’orchestra e la chitarra - essa stessa orchestra in miniatura, date le sue notevoli possibilità di variazioni timbriche. Gran parte della musica scritta per chitarra da compositori italiani - ma non solo - e che si diffuse nell’Europa dell’Ottocento del pieno Classicismo e del Romanticismo, può essere ascritta alla temperie del Bel Canto. Inoltre importanti trattati d’arte lirica di autori quali Manuel Garcia (1847) e Enrico Delle Sedie (1876) mostrano in maniera eloquente quanto fondamentale fosse per l’interprete muovere nel pubblico determinati “affetti”, ovvero partire da una caratterizzazione del personaggio o della musica considerata in astratto ed enfatizzarne in modo quantitativamente controllato i sentimenti da comunicare. Una ricognizione sulla retorica musicale del tempo, nel senso originario e puro del termine, che si può condurre studiando in primis i basilari trattati sugli strumenti a tastiera di Carl Philipp Emanuel Bach (1753/87 e 1762), sul violino di Leopold Mozart (1787) e sul flauto di Johann Joachim Quantz (1752), testimonia, ad esempio, quanto lo stile italiano di comporre e interpretare fosse studiato, imitato oltre che proposto in un numero assai rilevante di concerti pubblici e privati. La moderna proposta di musiche e strumenti originali si avvale delle preziose indicazioni di questi e numerosi altri libri – e specificamente per la chitarra anche dei fondamentali Metodi didattici pubblicati tra la fine del ‘700 e i primi decenni del XIX secolo -, scoprendo insospettabili ipotesi di lavoro interpretativo e consentendo libertà espressive che, suggerite dalle testimonianze del tempo riguardanti le prassi esecutive, riescono a condurci nella dimensione della musica in modo consapevole e convincente. Marco
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